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Una vitamina per la fertilita'�

L'inositolo, che fa parte del gruppo B, sperimentato con successo nell'ovaio policistico

Donne che ridiventano fertili solo con un (po' di vitamina? Pare proprio di sì, anche se solo in casi precisi. A indicare una nuova terapia per alcuni casi di infertilità femmini¬le è una ricerca appena pubblicata sulla rivista scientifica Fertility and Sterility e presentata al congresso ESHRE (European Society of Human Reproduction and Embriology) a Barcellona da un gruppo di ricercatori del dipartimento di ginecolo¬gia dell'ospedale San Raffaele di Milano, guidati dal professor Augusto Ferrari. «La vitamina in que¬stione è l'inositolo, che fa parte del gruppo B», spiega Enrico Papaleo, primo autore della ricerca .


«Noi l'abbiamo testata in una prima sperimenta¬zione due anni fa su oltre 50 pazienti con ovaio
micropolicistico, che non riuscivano ad avere figli e che sono rimaste incinte senza fare nessun'altra tera¬pia».


L'OVAIO POLICISTICO
L'ovaio micropolicistico è una delle cause più frequenti di sterilità perché provoca disturbi ovulatori (in sostanza la donna non mestrua). «Dopo il primo test abbiamo iniziato a usare l'inositolo in modo più siste¬matico anche su donne con ovaio micropolicistico che sono state sottoposte a fecondazione assistita . In questi casi la terapia standard è quella a base di gonadotropine, cioè ormoni che stimolano l'ovulazione. Ebbene noi abbiamo aggiunto l'inositolo come co-trattamento e abbiamo osservato una risposta e una qua¬lità ovocitaria decisamente migliori».

COSTI BASSISSIMI
«La scoperta è interessante soprattutto perché l'inositolo ha costi bassissimi e effetti collaterali sostanzial¬mente inesistenti. Per la donna si tratta solo di sciogliere una polverina in un bicchiere d'acqua tre volte al giorno per sei mesi».

IL MECCANISMO
Ma qual'è il motivo di questo effetto? «Le donne con ovaio micropolicistico spesso hanno anche una resi¬stenza all'insulina legata a un difetto del recettore per l'insulina presente sulle cellule, l'inositol-fosfoglica-no: somministrando l'inositolo si aumenta la disponibilità del recettore. La vitamina, se vogliamo esprimer¬ci in modo tecnico, agisce come secondo messaggero intracellulare e quindi le cellule vengono stimolate a ricominciare "a lavorare"».

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