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LA CHIRURGIA DELLE USTIONI

L'ustione è una lesione locale o diffusa,conseguente all’esposizione ad elevate temperature, ad agenti chimici (come l’acido cloridrico), a congelamenti o folgorazioni, caratterizzata dalla distruzione di parte del rivestimento cutaneo e delle strutture sottostanti.
I fattori determinanti la gravità della lesione sono rappresentati dalla temperatura, dal tempo di esposizione e dall’agente eziologico.
La gravità della lesione dipende dalla durata di applicazione dell' agente essendo chiaramente la lesione più grave per un tempo di applicazione prolungato, e ancora dipende dalla profondità della lesione.
Le ustioni vengono classificate per gradi, generalmente si ricorre alle terapia chirurgica in presenza di ustioni di 3° grado.
La lesione tipica dell'ustione di 3° grado è l’ESCARA, cioè la formazione di tessuto necrotico.
Ma è possibile arrivare anche fino alla carbonizzazione dei tessuti.
Le ustioni di 3° grado di caratterizzano per distruzione di epidermide e derma e si manifestano sottoforma di escara, con colorito bruno-nerastro e consistenza dura se la fonte dell’ustione è un solido surriscaldato, mentre è biancastra e inestensibile se l’agente ustionante è un liquido. Al di sotto della placca dura,spesso insensibile, si intravedono le vene sottostanti coagulate, come se fossero state disegnate a matita. Dopo circa dieci giorni si verifica la caduta dell'escara e il tessuto sottostante può assumere sanguina azione, irregolarità e disordinata vascolarizzazione.


L’ustione è grave se interessa più del 10% della superficie corporea nel bambino e più del 20% nell’adulto.
Per la riparazione dei tessuti è possibile utilizzare autotrapianti (cute dello stesso paziente) o allotrapianti (cute prelevata da cadaveri).
Gli autotrapianti, di tipo permanente, possono essere lembi o innesti.
Nelle ustioni più ampie sono solitamente utilizzati innesti sottili a spessore parziale, cioè comprendenti oltre all’epidermide anche la porzione più superficiale del derma. Gli innesti sottili, rispetto agli innesti a tutto spessore, attecchiscono meglio e le aree di prelievo guariscono più rapidamente. I risultati estetici però sono più scadenti e non sono quindi indicati per il viso e per le mani, dove si usano innesti a tutto spessore che forniscono una copertura più solida e di miglior qualità dal punto di vista estetico.

Gli allotrapianti sono invece temporanei e possono essere rigettati precocemente nell'arco di 10-14 giorni, e devono quindi essere sostituiti con autoinnesti. Hanno la sola funzione di medicazione biologica temporanea.
Sono comunque indispensabili in quei pazienti con ustioni molto estese.
Una valida alternativa è rappresentata da medicazioni biologiche cosiddette avanzate, derivate dalla bioingegneria tissutale.

I casi più complicati possono essere trattati con lembi di prossimità o con lembi microchirurgici, che apportano un maggior quantitativo di tessuto sano. I lembi sono porzioni di tessuti che mantengono una connessione con l'area donatrice e vengono trasferiti sull'area ricevente (che deve essere pertanto limitrofa a quella donatrice) mediante movimenti di scorrimento o rotazione. I lembi di più recente concezione consentono una soluzione in tempo unico per lesioni anche estese e complesse, apportano una buona vascolarizzazione e coprono adeguatamente lesioni profonde riparate. Gli inconvenienti principali sono rappresentati da una maggior complessità e rischio di insuccesso.

NuovaItaliaMedica.it
2/11/2011

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