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Orientamento sessuale degli adolescenti

I giornali di questi giorni hanno riportato la storia di un ragazzino allontanato dalla famiglia e dalla madre perché "troppo effeminato".
I servizi sociali hanno ritenuto che i suoi atteggiamenti effeminati sono addebitabili alla mamma e alle sorelle, visto che le sue figure di riferimento sono solo femminili, o almeno così è quanto sostiene l’avvocato della parte lesa.

Partendo da questa notizia di cronaca possiamo dire che esistono dei segnali, nel comportamento di certi bambini, che fanno sì che i genitori si guardino con preoccupazione, con successive discussioni in famiglie e rimbalzi di ipotetiche colpe e dichiarazioni di negazione sessuale.

Lo stereotipo è simile per tutti, atteggiamenti delicati, effeminata nei primi passi del bambino, spesso accompagnata dalla mancanza di aggressività, da un interesse per le bambole e un convinto rifiuto per il gioco “mascolino” con gli altri bambini; nelle bimbe, c’è l’esternazione di un comportamento più maschile, un’andatura goffa, un’inclinazione marcata alla lotta fisica con i maschi, un’avversione per tutto ciò che è tipicamente femminile.

Ma questi sono stereotipi e quindi non danno segnali certi circa l’indirizzo sessuale dei propri figli. Se noi oggi osserviamo i comportamenti di un bambino, non possiamo certo fare previsioni sul suo futuro sessuale, così come non possiamo realisticamente dire che lavoro farà.
Le ricerche dimostrano, che in genere ci si scopre omosessuali nell’adolescenza, ma chi ha questo orientamento ha l’impressione in realtà di averlo sempre saputo. I bambini, infatti, possono avere atteggiamenti che nel tempo possono essere interpretabili come indicativi del proprio orientamento sessuale adulto.

Uno studio fatto attraverso i video di famiglie di persone divenute poi omosessuali ha evidenziato come i soggetti che da adulti hanno sviluppato le proprie inclinazioni in senso omosessuale, già da bambini avevano atteggiamenti che potevano in qualche modo essere identificati come predittivi.

Come bisogna quindi affrontare l’argomento con i propri figli? Prima di parlarne con i nostri figli bisognerebbe farsi chiarezza sul tema e sapere cosa trasmettere loro.
Innanzitutto non ha senso parlare di omosessualità esulando dalla sfera affettiva, perché non si tratta infatti di sole questioni legate alla sessualità ma alla creazione di legami affettivi, esattamente come nelle coppie eterossessuali.

Qui il ruolo di genitori e insegnanti è fondamentale anche per evitare che i comportamenti non ritenuti corrispondenti al ruolo di genere debbano per forza coincidere con l’omosessualità
L’identità di genere può essere definita come il sentimento psicologico dell’appartenenza a un genere sessuale ed è un processo che si costruisce col tempo, fino ad essere parte della maturità di ogni individuo.

Il processo di costruzione e acquisizione della propria identità di genere fa parte della formazione dell’identità della persona ed è strettamente legato alla strutturazione di un senso di sé stabile che, in età adolescenziale, prevede la considerazione, la messa in discussione e l’integrazione degli aspetti costruiti nel tempo, con l’introiezione di aspetti maschili e femminili.

L’aspetto più importante da sottolineare è dunque che non c’è un solo modo di esprimere la propria affettività e sessualità, ma ci sono tanti modi ed ognuno è legittimo, nel momento in cui si basa sul rispetto di se stessi e dell’altro.

In adolescenza la “scoperta” della propria omosessualità rappresenta per molti ragazzi un momento fondamentale che separa un prima da un dopo e avere la certezza di un sostegno in famiglia rappresenta una risorsa fondamentale per essere attrezzati ad affrontare le difficoltà che il mondo esterno può presentare.

I figli hanno un solo modo per imparare il rispetto di sé e dell’altro e questo modo è il sentirsi rispettati nella propria individualità. Solo se ci si sentirà accolti per ciò che si è si potrà fare altrettanto con le persone che si avranno attorno. Non si può pensare di insegnare il rispetto se questo non viene modellato con l’esempio quotidiano.

Redazione Nuovaitaliamedica
1/16/2017

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